Mononucleosi sintomi: ecco come riconoscerli

Mononucleosi sintomi:come la patologia si trasmette da un individuo all’altro.

La mononucleosi è una malattia virale che si dirama tramite la saliva. Essa è causata dal virus di EBV (Epstein-Barr virus), un herpesvirus, il cui nome deriva da due scienziati i quali scoprirono la malattia nel 1964.

Mononucleosi sintomi: chi colpisce? La mononucleosi colpisce in genere soggetti di età compresa tra i 15 e i 25 anni, ma ciò non toglie che può essere trasmessa anche ad una persona adulta. Il periodo di incubazione negli adulti va da 4 ad un massimo di 6 settimane, mentre nei bambini tale periodo è inferiore ai 15 giorni.

Come avviene il contagio e come riconoscere i sintomi di tale patologia:

mononucleosi sintomi

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Il contagio può avvenire per via oro-faringea, oppure tramite rapporti sessuali, trasfusioni di sangue, o ancora tramite la condivisione comune di giocattoli, stoviglie e posate.

Secondo alcuni studi recenti, è stato dimostrato che le persone con mononucleosi possono continuare a trasmettere il virus  per alcuni mesi anche dopo l’avvenuta guarigione.

Nella maggioranza dei casi, la patologia ha una evoluzione benigna. Infatti i sintomi che si possono riscontrare sono simili a quelli di un comune malanno invernale: febbre, debolezza, ingrossamento dei linfonodi, soprattutto quelli del collo e della milza, senso di malessere generale, dolori muscolari, orticaria. Spesso è presente anche una sofferenza epatica, riscontrabile con degli esami appositi.

Inoltre seppur in casi molto rari, la mononucleosi può presentare delle complicanze a carico del sistema nervoso centrale, vascolare e periferico. Oltretutto possono essere coinvolti anche polmoni e cuore.

Ma in alcune situazioni la malattia può essere caratterizzata anche da un senso generale di stanchezza che potrebbe perdurare per diversi mesi, e presentare sintomi non particolarmente preoccupanti come cefalea, debolezza, sudorazione, febbricola.

Solitamente la mononucleosi si risolve positivamente entro due o al massimo tre settimane, anche se i linfonodi rimangono ingrossati per altri 15-20 giorni. Naturalmente non è necessario trattare la malattia con farmaci o rimedi particolari, ma è buona norma cercare di riposare più a lungo possibile, ed evitare di fare sforzi eccessivi che possono mettere sotto pressione la milza.

L’unica terapia farmacologica che si potrebbe adottare è la somministrazione di analgesici ed antipiretici.
Soltanto nei casi più gravi può essere richiesto l’utilizzo di farmaci corticosteroidei, utili per ridurre sia la durata complessiva della malattia, che la gravità dei sintomi.

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