Cellule dendritiche plasmacitoidi nuovo bersaglio del virus Epstein-Barr

Cellule dendritiche plasmacitoidi nuovo bersaglio del virus Epstein-Barr

Recenti studi hanno indicato nelle cellule dendritiche plasmacitoidi nuovo bersaglio del virus Epstein-Barr, questa scoperta si deve ai ricercatori ISS che hanno pubblicato i loro risultati su European Journal of Immunology. Il virus è responsabile del quadro clinico della mononucleosi infettiva ma anche di alcuni tumori e malattie autoimmuni, per questo motivo vengono sperimentate delle nuove strategie terapeutiche con lo scopo di contrastare la latenza del virus, in quest’ottica si è mosso lo studio condotto dal gruppo coordinato da Eliana Coccia del Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) che ha portato ad identificare nelle cellule dendritiche plasmacitoidi, le più importanti produttrici di interferoni, citochine con una potente attività antivirale, un bersaglio del virus EBV che in questo modo finisce per alterare le loro proprietà immunoregolatorie. Nello specifico attraverso la stimolazione dei recettori Toll-like, le cellule dendritiche plasmacitoidi rilasciano elevate quantità di interferoni contrastando il processo di replicazione del virus incoraggiando la sua latenza, in questa fase l’agente virale è in grado di evitare l’attacco del sistema immunitario, allo stesso tempo il virus è in grado di inibire le cellule dendritiche plasmacitoidi che finiscono per non attivare la risposta immunitaria specifica dei linfociti T effettori.

Possibili risvolti della ricerca

cellule dendritiche plasmacitoidi nuovo bersaglio del virus Epstein-Barr

cellule dendritiche plasmacitoidi nuovo bersaglio del virus Epstein-Barr

L’attacco virale determina in questo modo un’alterazione delle proprietà delle cellule dendritiche plasmacitoidi, il virus EBV generalmente mette in atto una coesistenza con l’ospite, talvolta però possono sorgere malattie autoimmuni e tumori EBV-associati. In questo caso i risultati dello studio condotto dal gruppo coordinato da Eliana Coccia confermano le diverse ipotesi formulate in ambito clinico in riferimento al coinvolgimento del virus EBV nell’induzione della sclerosi multipla e dell’artrite reumatoide, due condizioni patologiche in cui sono presenti le cellule dendritiche plasmacitoidi a livello cerebrale o nelle articolazioni in stretta vicinanza con le cellule B infettate da EBV. Grazie a questi dati potranno dunque essere sperimentati nuovi approcci terapeutici per intervenire sui meccanismi di evasione immunitaria messi in atto dal virus per instaurare la latenza nell’ospite.

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